3 aziende che hanno segnato il 2025
Anche il 2025 è giunto al termine, come ogni anno è il momento di guardarsi indietro e analizzare quanto è accaduto nei 365 giorni precedenti.
NVIDIA: la nuova utility del XXI secolo
Chi è (davvero)
Se pensi ancora a NVIDIA come “quella delle schede video“, sei rimasto indietro di almeno cinque anni. Oggi NVIDIA è l’azienda che rende possibile l’economia dell’intelligenza artificiale: progetta i processori (GPU) e l’ecosistema software (CUDA) che permettono ai data center di addestrare ed eseguire modelli AI su scala industriale. Nel linguaggio del business: non vende componenti, vende capacità produttiva digitale. È come se l’elettricità fosse un’azienda: ecco, NVIDIA è quella.
Il mercato in cui opera
Il settore non è più “chip per server“. È diventato una corsa globale alla costruzione di infrastrutture di calcolo dedicate all’AI. I data center si stanno trasformando in fabbriche digitali con consumi energetici paragonabili a quelli di piccole città, e la domanda arriva da cloud provider, banche, case farmaceutiche e industria manifatturiera. Il tema competitivo vero non è solo la potenza bruta, ma la capacità di consegnare sistemi completi, scalabili e affidabili, con tempi di deployment prevedibili.
Cosa ha fatto nel 2025
NVIDIA ha spostato la narrativa dalle “schede” alle “fabbriche“. Con il lancio della piattaforma Blackwell Ultra e dei sistemi rack-scale GB200, ha reso standard l’idea che l’AI si compra “chiavi in mano“, come una linea di assemblaggio. Non devi più essere un ingegnere esperto per mettere in piedi un’infrastruttura AI: compri il rack, lo colleghi e funziona. Questo ha accelerato l’industrializzazione dell’intelligenza artificiale, rendendola accessibile anche a settori tradizionali che prima non avrebbero mai toccato una GPU.
La mossa strategica vera è stata rispondere alla domanda di sovranità tecnologica: con soluzioni on-premise e partnership localizzate, NVIDIA ha permesso a governi e grandi aziende di costruire infrastrutture AI senza dipendere esclusivamente dai cloud pubblici americani.
Cosa aspettarsi
Il futuro di NVIDIA è meno legato all’hardware e più ai servizi. Diventeranno sempre più una utility: le aziende pagheranno per l’accesso alla loro “intelligenza computazionale” come oggi pagano la bolletta della luce. L’obiettivo dichiarato è diventare il sistema operativo fisico dell’economia digitale. Il rischio? Pressione sui margini se alternative “abbastanza buone” (e più economiche) emergeranno per compiti meno critici. Ma per ora, il fossato difensivo regge.
DeepSeek: Il calmieratore che nessuno si aspettava
Chi è (e perché ne parliamo)
DeepSeek è la startup cinese che nel 2025 ha fatto quello che sembrava impossibile: rompere l’oligopolio dei costi nell’intelligenza artificiale. Mentre OpenAI, Google e Anthropic competevano su chi aveva il modello “più intelligente“, DeepSeek ha cambiato la domanda: “Chi ha il modello più efficiente?“. La risposta, a sorpresa, è stata loro. Non è un’azienda consumer, non ha miliardi di utenti, ma ha spostato il mercato B2B più di qualsiasi altra nel settore AI.
Il mercato in cui opera
Il settore dei foundation model nel 2025 è entrato in fase di maturità: le aziende non vogliono più “provare l’AI“, vogliono integrarla nei processi a costi sostenibili. C’è una domanda crescente di modelli distribuibili on-premise per questioni di compliance, governance e controllo dei dati. In questo contesto, DeepSeek ha intercettato un bisogno reale: prestazioni alte senza dipendenza totale da un singolo vendor americano e senza costi variabili fuori controllo.
Cosa ha fatto nel 2025
DeepSeek ha rilasciato i modelli V3 e R1, ottenendo prestazioni paragonabili ai migliori modelli chiusi (GPT-5 level) a una frazione del costo operativo. Questo ha avuto un effetto immediato: ha causato volatilità sui mercati finanziari e ha costretto i grandi player a rivedere le loro strategie di pricing. Non è stata solo una questione tecnica: DeepSeek ha dimostrato che l’efficienza architettonica (mixture-of-experts, ottimizzazione dell’inferenza) può battere la forza bruta degli investimenti miliardari.
Per le aziende B2B, l’impatto è stato concreto: una PMI italiana oggi può integrare intelligenza nei suoi processi (assistenza clienti, analisi documenti, automazione) a costi che erano impensabili solo un anno fa. DeepSeek ha democratizzato l’accesso, non solo tecnicamente ma economicamente.
Cosa aspettarsi
Il ruolo di DeepSeek nel medio termine sarà quello di “calmieratore” permanente: finché esiste un’alternativa open e performante, i giganti americani non potranno alzare i prezzi a piacimento. La sfida sarà la fiducia: governance, continuità della roadmap e supporto enterprise pesano quanto le performance pure. Ma se mantengono la rotta, diventeranno il benchmark competitivo per tutto il settore.
ASML: L’eccellenza europea che non fa rumore
Chi è (e perché conta più di quanto pensi)
ASML è l’azienda tecnologica più importante d’Europa, anche se il grande pubblico non la conosce. Produce le macchine di litografia EUV (ultravioletti estremi), strumenti grandi come autobus e costosi centinaia di milioni di euro, indispensabili per stampare i microchip più avanzati del pianeta. Senza ASML, la legge di Moore si fermerebbe domani: non esisterebbe la prossima generazione di processori, quindi non esisterebbe l’AI, lo smartphone che hai in tasca, l’auto elettrica o qualsiasi dispositivo connesso del prossimo decennio.
Il mercato in cui opera
La litografia avanzata è un mercato da “collo di bottiglia industriale“: pochi clienti al mondo (Intel, TSMC, Samsung), investimenti altissimi, cicli di sviluppo decennali e fortissima interdipendenza con governi e regolatori. Il settore semiconduttori nel 2025 è stato tirato in due direzioni: domanda strutturale (AI, automotive, industria) e tensioni geopolitiche (controlli all’export, sovranità tecnologica). In questo contesto, ASML non compete sul marketing o sui volumi: compete sulla capacità di spingere i limiti fisici di ciò che è tecnologicamente possibile.
Cosa ha fatto nel 2025
Il 2025 è stato l’anno della consacrazione della tecnologia High-NA EUV, che permette di scendere sotto i 2 nanometri e produrre i chip che useranno tutti fino al 2030. Mentre il dibattito pubblico si concentrava su AI e software, ASML ha continuato a fare quello che sa fare meglio: innovazione hard-tech, quella che richiede decenni di R&D cumulativo e che nessuno può copiare in fretta. In un anno di incertezze, ha dimostrato che l’eccellenza ingegneristica europea è ancora insuperabile.
La lezione per chi fa impresa in Italia è chiara: investire in competenze difficili, in filiere complesse e in know-how cumulativo paga. Non nel breve termine, ma nel lungo crea un vantaggio difendibile che resiste alle mode e alle crisi.
Cosa aspettarsi
Il futuro di ASML è una combinazione di scalabilità e geopolitica. Dovrà aumentare la capacità produttiva (senza perdere qualità) per soddisfare una domanda che continuerà a crescere, e dovrà navigare un contesto politico sempre più intrusivo, dove i semiconduttori sono trattati come asset strategici nazionali. Ma finché AI, automotive e industria continueranno a chiedere chip più efficienti, ASML rimarrà il gatekeeper tecnologico del pianeta.
Cosa ci insegnano (davvero)
Queste tre aziende raccontano tre verità scomode per chi fa business oggi.
NVIDIA insegna che l’infrastruttura è potere. Non conta chi ha l’idea migliore, conta chi controlla gli strumenti di produzione. Se vuoi costruire qualcosa di serio nel digitale, devi decidere se dipendere da loro o trovare un’alternativa (che probabilmente non esiste).
DeepSeek insegna che l’efficienza può battere il capitale. Non serve il budget di un piccolo stato per innovare, servono scelte architetturali intelligenti e la volontà di condividere la conoscenza. Per le PMI europee, è la prova che c’è spazio per competere anche contro i giganti.
ASML insegna che l’eccellenza hard–tech non passa di moda. Mentre tutti rincorrono il software e l’AI, c’è ancora chi costruisce macchine da centinaia di milioni che nessun algoritmo può sostituire. È un promemoria per chi fa impresa in Europa: il “saper fare” vale ancora, se lo proteggi e lo fai evolvere.
Il 2025 non è stato l’anno delle startup che promettono, ma delle aziende che costruiscono. E se vuoi capire dove andrà il mercato, segui chi muove le fondamenta, non chi fa rumore in superficie.
