3 personaggi che hanno caratterizzato il 2025
Se il 2025 fosse un racconto, non sarebbe quello dei CEO che urlano su LinkedIn o degli influencer che vendono corsi. Sarebbe la storia di tre leader che hanno fatto l’unica cosa che conta davvero nel business: eseguire. Non promettere, non vendere fumo, ma costruire cose concrete che cambiano interi settori industriali.
Mentre il dibattito pubblico si perdeva tra AI apocalittiche e guru motivazionali, questi tre personaggi hanno lavorato sulla materia: metallo, spazio e silicio. Uno ha ridefinito il lusso italiano nell’era elettrica. Una ha trasformato lo spazio da frontiera a mercato B2B. Uno ha costruito l’infrastruttura che rende possibile l’economia digitale del prossimo decennio.
Non sono i più famosi sui social, non fanno keynote ispiranti con slide motivazionali. Ma sono quelli che, tra vent’anni, troverai nei libri di storia del business. Perché hanno spostato equilibri strutturali, non follower.
Benedetto Vigna: il fisico che ha dato un’anima all’elettrico
Benedetto Vigna è l’anomalia nel settore automotive. Non viene dal mondo dell’auto, non ha fatto gavetta in dealer o catene di montaggio. È un fisico delle particelle subatomiche, prestato al lusso meccanico più iconico del pianeta: Ferrari. Dal 2021 guida Maranello con un approccio che sa più di laboratorio del CERN che di marketing tradizionale. E funziona.
La sua nomina era stata accolta con scetticismo: cosa poteva capire un ingegnere dei semiconduttori (veniva da STMicroelectronics) del rombo di un V12? Tutto, si è scoperto. Perché Vigna non pensa in termini di “auto”, pensa in termini di sistemi fisici, frequenze, energia e ingegneria dei materiali.
Il contesto del settore nel 2025
Il mercato automotive nel 2025 era un campo di battaglia brutale. Da una parte i produttori cinesi (BYD su tutti) che avevano commoditizzato l’elettrico con volumi e prezzi aggressivi. Dall’altra i brand europei storici che soffrivano la transizione, tra ritardi tecnologici, supply chain fragili e incertezza normativa. Il lusso non era immune: anche marchi premium come Porsche e BMW faticavano a differenziarsi in un mercato dove “elettrico” era diventato sinonimo di “prestazioni omologate” e design anonimo.
Ferrari doveva fare una scelta: seguire la massa (e perdere identità) o trovare un modo per restare Ferrari anche senza motore termico. La sfida non era tecnica, era filosofica: come mantieni l’emozione quando elimini il rumore?
Cosa ha fatto nel 2025
Il 9 ottobre 2025, Vigna ha svelato la prima Ferrari completamente elettrica. Non è stata una presentazione spettacolare con fuochi d’artificio o promesse fantasiose. È stata una dimostrazione ingegneristica: ha spiegato come il team avesse lavorato sulle frequenze sonore del motore elettrico per creare un “sound signature” unico, riconoscibile, emozionale. Come se stessero accordando uno Stradivari, non progettando un’auto.
Vigna ha rifiutato categoricamente la strada del “silenzio elegante” che altri brand premium avevano scelto. Ha capito che per un cliente Ferrari, il suono non è un effetto collaterale: è parte integrante dell’esperienza. Quindi ha fatto progettare un sistema che amplifica e modula le armoniche del motore elettrico, trasformandolo in uno strumento musicale.
Ma la vera mossa strategica è stata un’altra: mentre i competitor abbassavano i prezzi per competere con i cinesi, Vigna ha alzato l’asticella dell’esclusività. Ha mantenuto la produzione limitata, ha aumentato i margini e ha puntato tutto sulla differenziazione tecnologica irriproducibile. Non ha cercato di vendere di più: ha cercato di vendere meglio.
Il mercato ha risposto. Ferrari ha chiuso il 2025 con una lista d’attesa per la BEV che si estende fino al 2027, margini operativi superiori al 30% e una valutazione che la rende l’azienda auto più profittevole al mondo per veicolo prodotto.
Gwynne Shotwell: lo spazio è sempre più vicino
Gwynne Shotwell è la President & COO di SpaceX dal 2008. Se Elon Musk è il volto mediatico (spesso divisivo, spesso distratto da Twitter e altre venture), Shotwell è il motore silenzioso che fa funzionare l’azienda giorno per giorno. È lei che gestisce i rapporti con i clienti, che firma i contratti, che coordina i lanci, che risolve i problemi operativi quando le cose vanno male.
Non ha il profilo del visionario carismatico. Ha il profilo dell’ingegnere meccanico (Northwestern University) che sa come far volare razzi senza farli esplodere troppo spesso. Ed è esattamente quello che serve per trasformare una startup spaziale in un’azienda da $180 miliardi di valutazione.
Il contesto del settore nel 2025
Il settore spaziale nel 2025 era in una fase critica di transizione. Starship, il razzo super-heavy di SpaceX, aveva fatto progressi enormi ma restava ancora in fase di test e validazione. I competitor (Blue Origin, ULA, i cinesi) stavano accelerando. E i clienti istituzionali (NASA, ESA, governi) chiedevano affidabilità, non solo spettacolo.
C’era una domanda enorme per lanci pesanti a basso costo, ma serviva passare dalla fase “prototipale” alla fase “servizio di linea”. Serviva qualcuno che sapesse industrializzare l’impossibile. Serviva Shotwell.
Cosa ha fatto nel 2025
Nel 2025 Shotwell ha fatto quello che sa fare meglio: trasformare la tecnologia in business operativo. Ha gestito la transizione di Starship da “test vehicle” a “launch service provider”, coordinando la certificazione con FAA e NASA, negoziando contratti commerciali e siglando partnership strategiche.
La mossa più significativa è stata l’accordo con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) per trasportare esperimenti scientifici su Marte utilizzando Starship nei prossimi anni. Non è fantascienza: è un contratto commerciale vero, con milestone, pagamenti e deliverable. Shotwell ha trasformato Marte da “sogno” a voce di bilancio.
Parallelamente ha continuato a gestire il core business: Falcon 9, Starlink, Dragon. Nel 2025 SpaceX ha eseguito oltre 140 lanci (un record assoluto), ha portato la costellazione Starlink a oltre 6.000 satelliti operativi e ha trasportato astronauti sulla ISS con una regolarità da compagnia aerea. Nessun’altra azienda spaziale al mondo ha questa cadenza operativa.
Jensen Huang: l’ingegnere delle mille trasformazioni
Jensen Huang è il co-fondatore e CEO di NVIDIA dal 1993. Non è un CEO “paracadutato”, non è un manager di formazione McKinsey: è un ingegnere elettrico (Stanford) che ha fondato l’azienda a 30 anni e l’ha guidata per 32 anni consecutivi attraverso crisi, pivot strategici e trasformazioni industriali. È uno dei pochi CEO tech ancora in carica dalla fondazione della sua azienda.
Huang non è carismatico in senso classico. Non fa show motivazionali, non scrive libri di self-help, non va nei podcast a parlare di “mindset”. Parla di transistor, architetture parallele, fotonica e fisica dei semiconduttori. Ed è esattamente questo approccio tecnico che lo ha reso il CEO più influente del pianeta tech nel 2025.
Il contesto del settore nel 2025
Il mercato dei semiconduttori per AI nel 2025 era in piena esplosione. La domanda di potenza di calcolo cresceva esponenzialmente (training di modelli sempre più grandi, inferenza su scala industriale, edge computing). Ma la supply chain era fragile, i competitor erano deboli (AMD lontana, Intel in crisi, i cinesi bloccati dai controlli all’export) e i clienti (cloud provider, governi, enterprise) chiedevano non solo chip ma ecosistemi completi.
NVIDIA aveva il 92% del mercato GPU discreto e oltre l’80% del mercato acceleratori AI. Era in posizione dominante ma doveva evitare due rischi: la commoditizzazione (se i chip diventano intercambiabili, i margini crollano) e la dipendenza da pochi clienti (i big cloud provider rappresentavano oltre il 50% del fatturato).
Cosa ha fatto nel 2025
Huang ha giocato una partita strategica perfetta. Ha lanciato la piattaforma Blackwell Ultra, che non è solo un chip più veloce ma un sistema rack-scale completo: GPU, networking, storage, software di orchestrazione. Ha trasformato NVIDIA da vendor di componenti a fornitore di “fabbriche AI” chiavi in mano.
Al CES 2025 ha annunciato Project DIGITS, una workstation desktop basata su architettura Grace Blackwell che porta la potenza di calcolo dei data center sulla scrivania di ogni sviluppatore. È stata una mossa democratizzante: rendere l’AI development accessibile senza dipendere dal cloud. Per i competitor è stato un colpo durissimo: NVIDIA stava attaccando sia il mercato enterprise (data center) sia quello developer (workstation).
Ma la mossa più significativa è stata culturale. Huang ha continuato a investire massicciamente in R&D (oltre il 25% del fatturato) mentre i competitor tagliavano. Ha mantenuto la roadmap tecnologica (Blackwell → Rubin → Rubin Ultra) con cadenza annuale, creando un ciclo di obsolescenza che rende difficile per i clienti aspettare alternative.
Nel dicembre 2025 è stato nominato Person of the Year dal Financial Times. A gennaio 2026 ha vinto l’IEEE Medal of Honor, il massimo riconoscimento mondiale per l’ingegneria elettrica. Non premi di marketing, ma riconoscimenti tecnici da istituzioni scientifiche.
