Industria 4.0: formazione per il futuro

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Le tematiche più note e discusse quando si parla di Industria 4.0, ormai diventato piano Transizione 4.0, sono quelle che riguardano il rinnovo delle macchine industriali o l’introduzione di tecnologie che garantiscano l’accesso alle connessioni ad alta velocità, oppure sul facilitare la comunicazione tra uomo e macchina. Tutto questo è corretto ma manca il tassello più importante: la formazione.

Formazione in Italia: dove siamo

Ricercando dati sui siti istituzionali possiamo trovare diverse statistiche in merito alla formazione, un rapporto dell’ANPAL (Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro) illustra una situazione tutt’altro che rosea.

Disoccupazione e spesa per istruzione

Ancora oggi il tasso di abbandono dell’istruzione da parte di giovani in età scolastica è molto alto se paragonato a quello europeo. Se poi ci spingiamo ad analizzare il tasso di occupazione dopo tre anni dal conseguimento del titolo il quadro non migliora affatto.

Obiettivo formazione UE

L’obiettivo europeo è quello di alzare il livello di partecipazione alla formazione continua ma si tratta di un obiettivo ancora abbastanza lontano per moltissimi paesi. Infatti solo un terzo sta viaggiando verso la meta mentre gli altri sono più o meno indietro nel raggiungimento dell’obiettivo.

Fondare o gestire un’impresa non è mai stato facile ma, durante una pandemia come quella da COVID-19 la situazione non può che essere ancora più complicata; se pensiamo all’industria 4.0 è necessario strutturare un progetto a lungo termine per portare i giusti cambiamenti nella nostra azienda e rendere l’adozione di nuovi criteri più semplice, in modo da facilitare il passaggio verso il mondo digitale.

L’Italia non ha mai investito molto nella formazione del proprio personale ma le cose sono cambiate dopo la crisi del 2008: infatti nel 2015 c’è stata una netta inversione di tendenza perché il 60% delle imprese con più di 10 addetti ha coinvolto i propri dipendenti in corsi di formazione, questo è il dato migliore dal 1993. Il netto miglioramento sul fronte interno non si è tramutato in una scalata di posizioni in Europa, infatti siamo scesi al 22esimo posto nella classifica dei Paesi che investono di più in formazione.

Se scendiamo più nel dettaglio, guardando al settore manifatturiero, circa un’azienda ogni tre ha investito in formazione, segno che la transizione tecnologica ha assunto sempre più rilevanza e l’esigenza di incrementare le competenze utili per la transizione digitale è molto marcata. Il progetto industria 4.0, ora noto come transizione 4.0, è un’importante opportunità per le aziende per colmare il gap che nel corso degli anni è aumentato con le concorrenti estere.

Industria 4.0: nuove competenze richieste

Fare il salto verso il mondo digitale dell’industria 4.0 significa anche acquisire una rinnovata concezione degli interventi che il lavoratore fa all’interno del processo produttivo industriale. Le cosiddette attività routinarie stanno perdendo sempre più posti nella gerarchia per essere soppiantate da interventi che richiedono più capacità specifiche, non solo nell’ambito informatico, la concezione cambia da operatore passivo ad operatore in grado di interagire a livello più alto. 

Come detto all’inizio, non investire in formazione continua rischia di tramutarsi in un enorme tallone d’Achille che potrebbe impedire all’azienda di competere nel mercato del futuro a breve e medio periodo, danneggiandone la redditività.

Competenze richieste 2021

Industria 4.0: i nuovi incentivi per la formazione

Il governo ha deciso di continuare con la strada già tracciata nel 2016 dal vecchio piano Industria 4.0 dell’allora ministro Calenda, la proposta degli incentivi si allarga non solo alla dotazione di macchine aziendali ma anche alla formazione del personale. I punti saldi della proposta sono:

  • agevolazione calcolata sul costo del personale impiegato nell’attività di formazione;
  • aliquota compresa tra il 30% e il 50%, percentuale variabile a seconda delle dimensioni dell’azienda;
  • fruizione del credito in compensazione, anche in soluzione unica.

All’interno dei costi deducibili rientrano le seguenti categorie:

  • spese relative al costo dei formatori per le prestazioni erogate;
  • costi d’esercizio per formatori e partecipanti all’attività formativa (spese di viaggio, materiali e forniture, ammortamento degli strumenti e delle attrezzature per la quota da riferire al loro uso esclusivo per il progetto di formazione);
  • eventuali costi di consulenza connessi al progetto di formazione;
  • le spese generali indirette (spese locative; amministrative ecc.) e le spese di personale relative ai partecipanti alla formazione.

La novità rispetto agli anni precedenti è l’abolizione della clausola del lavoro dipendente, vale a dire che anche l’imprenditore ora può usufruire di questa agevolazione. Il cambiamento di mentalità passa anche da chi è a capo dell’azienda che, adeguando il proprio bagaglio di conoscenze al tempo può progettare una strategia più chiara per il futuro. Viene ammessa anche l’erogazione in forma digitale a distanza, per garantire massima praticità anche nel corso della pandemia di Covid-19. 

Una grande novità rispetto agli anni precedenti è l’abolizione della clausola che voleva gli incentivi solo per il lavoro dipendente, oggi anche l’imprenditore può usufruire di questo tipo di agevolazione. La mentalità deve cambiare a partire dai vertici aziendali ed è in questo senso che la proposta

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