“Più scommettiamo sulla formazione e su impresa 4.0, più avremo imprese competitive e lavoratori ben pagati.”

Il digitale è ormai diventato una “competenza di base”, accanto al leggere e allo scrivere.

Le aziende italiane lamentano enormi difficoltà nel reperire personale con le competenze di cui hanno bisogno; in particolare informatici, tecnici, giovani laureati in materie scientifiche, e futuri manager. La società e i mercati si sono modificati in questi anni a una velocità senza precedenti, serve dunque cambiare passo in fretta e focalizzare l’attenzione sul tema della formazione e dell’educazione, a partire dalla scuola.

Per migliorare le competenze digitali degli italiani occorre una preparazione di base diffusa che faccia comprendere cos’è un algoritmo, come funziona un computer e come usare con competenza la rete, conoscendo come cercare e valutare l’informazione online e la sua veridicità. Serve dunque fornire agli studenti la conoscenza del funzionamento delle macchine digitali per saperle usare nel lavoro e nella vita quotidiana.

D’altra parte a guidare la trasformazione della scuola sono gli stessi docenti, quelli che sono oggi più in difficoltà nell’affrontare questo processo. Necessita pertanto il supporto dei docenti per raggiungere una consapevolezza condivisa in modo da aiutare i ragazzi a comprendere l’enorme potenziale del digitale e la sua capacità.

Per menzionare un soggetto che si sta muovendo rapidamente, l’Università Bocconi ha deciso di estendere l’insegnamento del linguaggio di programmazione Python in tutte le sue lauree, qualsiasi sia la loro area disciplinare. Ciò fa intendere di come occorre agire nel cambiamento senza restare esclusi da un mondo in cui il digitale diviene protagonista. Si può condividere o no questa innovazione, ma certamente non si può annullare.

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